Parisi batte Bersani 2-0

"In un partito quale quello che voi pensate di costruire, noi dovremmo essere deferiti agli organi di disciplina per la grave disubbidienza ai deliberati ufficiali. E in un sistema quale quello che voi proponete per il governo del paese, il segretario dovrebbe presentarsi dimissionario per difendersi dall'accusa di aver inferto un grave danno al partito proponendo una linea che si è dimostrata radicalmente sbagliata”.
7 AGO 20
Immagine di Parisi batte Bersani 2-0
Chiaro: la spericolata richiesta di dimissioni rivolta a Pierluigi Bersani rientra nella tradizione delle provocazioni parisiane, ma quello che più conta delle parole di Arturo Parisi è il ragionamento con cui il leader dei referendari ha steso il segretario. Senso del discorso di Parisi: caro segretario, mi spiace, ma il fatto che lei non si sia reso conto dell’occasione che ha perso non sostenendo una formidabile campagna civile come quella del referendum, dimostra che la sua linea si concentra su temi troppo astratti il cui perseguimento non aiuta il partito a raggiungere dei risultati reali che ci permetterebbero di presentarci di fronte ai nostri elettori come un’alternativa credibile. Ovvio, no? Alla fine del match giocato in direzione, Bersani si è lamentato per essersi ritrovato di fronte troppi dirigenti impegnati ad azzoppare il Pd.
Ma se nel partito iniziano a essere sempre di più le voci critiche della linea scelta dal segretario, bisognerebbe forse consigliare al leader democratico di non vedere come semplici scocciatori sia coloro che da tempo hanno cominciato a lanciare piccoli campanelli d’allarme all’interno del Pd sia coloro che, tra le righe, disperatamente provano a convincere il segretario che forse, chissà, limitarsi a chiedere ogni giorno le dimissioni del presidente del Consiglio non è il modo migliore per dimostrare di essere una magnifica alternativa per governare il paese.